MEDICI CUBANI IN CALABRIA

Pubblicato il 1 Settembre 2022




Circa 500 medici cubani pronti per arrivare nelle corsie degli ospedali calabresi.

Con il Decreto 87 del 17 agosto 2022 la Regione Calabria approva un accordo quadro con la CSMC, società commerciale il cui capitale è detenuto dallo Stato Cubano.

Motivo è la carenza di personale medico determinatasi tra blocchi del turnover e scarsa partecipazione di candidati ai concorsi.

Previsto un corrispettivo mensile di 3500 euro più 1200 euro sempre mensili a copertura delle spese di mantenimento, di alloggio, per la formazione integrativa e per i costi di viaggio Italia-Cuba.

Costo complessivo dell’operazione si aggira sui 2,3 milioni di euro al mese per circa 28 milioni di euro l’anno. Da moltiplicare per 3 visto che l’accordo parla di un periodo presunto di 36 mesi.

Se il sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! riconosce la necessità della Regione Calabria di assicurare l’erogazione delle prestazioni sanitarie e sociosanitarie alla popolazione residente, anche con l’utilizzo di medici provenienti dall’estero qualora fosse indispensabile, quanto sta oggi avvenendo in Calabria è tuttavia la spia di quello che potrebbe presentarsi presto su tutto il territorio nazionale. Dati recenti parlano di 7 medici al giorno che rassegnano le dimissioni ed entro il 2024 tra pensionamenti e licenziamenti potrebbero essere 40mila i medici in meno.

In un quadro così allarmante si vanno a sommare gli almeno 4000 medici sospesi per non aver sottostato all’obbligo vaccinale per il Covid-19.

Obbligo che come sindacato denunciamo come discriminatorio e basato su una normativa che non esitiamo a definire menzognera. Il DL 44/21 definisce infatti testualmente la vaccinazione come strumento per la “prevenzione dell’infezione da SARS-COV-2”. Affermazione falsa come testimonia anche la recente ondata di infezioni durante il periodo estivo che non ha esentato la popolazione vaccinata.

Il Sindacato Di.Co.Si. ContiamoCi! alla luce del quadro sempre più desolante in cui versa la sanità italiana con il concreto pericolo di non veder più garantito l’accesso alle cure ai cittadini

CHIEDE

1. l’abolizione dell’obbligo vaccinale per il Covid-19 e l’immediato reintegro in servizio di tutto il personale sanitario ed amministrativo sospeso.

2. una politica sanitaria che torni ad investire sul personale sanitario in termini di assunzione, formazione ed aggiornamento oltre che di adeguamenti salariali.

3. una radicale riforma del SSN per impedire la sua sempre più marcata deriva privatistica.

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