Risposta al prof. Vespignani

Pubblicato il 7 Novembre 2022




Consigliamo al prof. Vespignani la lettura dell’Antigone di Sofocle (442 a.C!) per riflettere sulla legittimità del dissenso contro le strutture portanti di una società iniqua e gli ricordiamo le parole di Sant’Agostino: “La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; il coraggio per cambiarle.”

Gli ricordiamo inoltre che nel corso della storia ci sono state persone disposte a sacrificare tutto, anche la propria vita, pur di non piegarsi nel tollerare l’ingiustizia, che hanno provato sdegno e hanno avuto il coraggio di dire “NO”.

1943: Sophie Scholl aveva distribuito migliaia di volantini anti-nazisti e scritto sui muri “Hitler assassino del popolo”. E aveva scritto “Niente è più indegno di una nazione civilizzata, che lasciarsi governare senza alcuna opposizione da una cricca che fa leva sugli istinti più elementari… Il danno reale è fatto da quei milioni di cittadini onesti che vogliono solo essere lasciati in pace”. Vespignani, Formigli, notate qualche analogia? Sophie Scholl fu decapitata il 22 febbraio 1943.

1947: Gandhi vinse contro l’impero britannico che dominava su 412 milioni di persone, con solo marce pacifiche e digiuno a oltranza. 

1955: Rosa Parks, umile sarta afroamericana, che il 1° dicembre 1955 prende l’autobus per tornare a casa. Arrestata e licenziata per non aver ceduto il suo posto a un bianco, rimasto in piedi. «Dicono sempre che non ho ceduto il posto perché ero stanca, ma non è vero. Non ero stanca fisicamente […]. No, l’unica cosa di cui ero stanca era subire» Nel 1956 la Corte Suprema degli Stati Uniti decretò l’incostituzionalità della segregazione razziale sugli autobus e Rosa Parks diventò un’icona del movimento per i diritti civili.

1963: Thich Quang Duc, monaco buddista, si diede fuoco, morendo immobile e senza un lamento a Saigon, contro la dittatura del presidente del Vietnam del Sud e la sua politica di oppressione della religione buddista.

1969: Jan Palach, studente universitario di Praga. Si diede fuoco contro la censura filo-sovietica sulla stampa, in piazza san Venceslao e divenne il simbolo della resistenza anti-sovietica del suo Paese.

1980: Lech Walesa, elettricista nato in un piccolo villaggio della Polonia, che aveva vissuto la rivolta di Poznam nel 1956 repressa nel sangue da carri armati guidati dal generale sovietico Rokossovsky, fonda “Solidarnosc”, ossia “Solidarietà”, sindacato autonomo dei lavoratori. Fu licenziato e arrestato. “Solo di Dio ho paura, e talvolta di mia moglie.” Aveva 8 figli, ma rischiò e convinse milioni di persone a unirsi a lui nella protesta, attraverso scioperi, contestazioni e altre forme di dissenso politico e sociale, cambiando il corso della storia. Nel 1983 vinse il Premio Nobel per la Pace.

1989: Non ha un nome e nessuno sa che fine abbia fatto il ragazzo cinese che eroicamente fermò un plotone di carri armati a Piazza Tienanmen nel giugno del 1989, né si conosce la sorte del soldato alla guida del blindato che si rifiutò di travolgere il Rivoltoso Sconosciuto. Le foto che lo ritraggono sono tra le più famose al mondo e il suo gesto è ancora oggi considerato l’emblema della libertà e dell’opposizione del singolo alla dittatura.

Senza scomodare altre “persone non funzionali al sistema” dell’epoca, per citare testualmente il prof. Vespignani, come ad esempio Galileo Galilei, padre della scienza moderna, processato e condannato dal Sant’Uffizio e costretto il 22 giugno 1633 all’abiura o Giordano Bruno, che ribadiva l’infinità dell’universo, la molteplicità dei mondi e il moto della Terra e fu accusato di eresia, arrestato, torturato e arso vivo al rogo in pubblica piazza.

Esempi reali di persone portatrici di valori di libertà e di ricerca della verità che il prof. Vespignani non conosce e soprattutto persone coraggiose nell’affermare il loro dissenso contro le convinzioni unanimi delle maggioranze e delle gerarchie del loro tempo, assumendosi la responsabilità in prima persona, con il coraggio di dire no, di varcare la soglia esistenziale che la storia a volte pone di fronte agli individui, ossia se vale la pena lottare e correre rischi personali per scopi nobili. Solo le persone che varcano questa soglia cambiano il mondo, spesso in meglio. 

Alla fine della storia nessuno si ricorderà invece del prof. Vespignani.

… poi ci sarebbe anche un certo Gesù che è stato messo in croce ed erano solo in 12 decisamente meno dello 0,4% 😀

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